• Current
free joomla slider

IL TESTO

Levare, togliere, sottrarre. Ogni epoca agisce secondo il proprio paradigma.

O forse sarebbe ancora più interessante sostenere come ogni paradigma agisca la propria epoca e ne consenta le proprie “finite possibilità”.
Lungo questo perimetro che credo essere soprattutto cognitivo, resta sempre plausibile intravedere il fantasmagorico spettacolo dell’impossibile, ovvero del proibito, che è una forma del possibile: è ciò che si potrebbe anche, ma no.
Sono forme e spazi ipotetici proibiti che conosciamo a malapena, e questo vale anche per quei soggetti che li abitano con maggiore frequenza. Potenzialmente le azioni e i pensieri potrebbero essere infiniti, incommensurabili. Eppure nella realtà, così come la conosciamo come esseri umani, questa infinita possibilità si scontra contro una forza selezionatrice, frutto del paradigma dell’epoca in cui si vive. Di fronte a ogni scelta perdiamo qualcosa, anche se non sempre ne abbiamo piena coscienza.
È in questo spazio di decisione, è nel libero arbitrio che si insedia la questione del male. Non ci fosse la possibilità della scelta, se nella natura così come la conosciamo non fosse previsto lo spazio per la libertà, non potrebbe esistere il male.
Sono forme e spazi ipotetici che conosciamo solo perché ogni azione, o pensiero, è sempre il risultato di una scelta, e nella scelta percepiamo l’esistenza di un altro mondo, la possibilità autentica dell’altro.
È una fantasmagoria, una flebile luminescenza che rischiara appena quel territorio che abbiamo deciso di non attraversare. Sappiamo che c’è, è lì accanto a noi e lo sentiamo, ne percepiamo la presenza: ne conosciamo però solo la soglia.
In fondo è quello il territorio abitato Joker: in ciò che abbiamo deciso di non essere, e in molti casi in ciò che ci affascina come possibilità.
Il personaggio di Joker è un mito della contemporaneità che ci interessa nella misura in cui risulta fondativo per il presente, e come ogni mito fondativo vive in comunione e unità con i miti antichi. Anzi, ne trae nutrimento. Un segno semi-ovale. Joker è un anarchico, e come tutti gli anarchici odia dipendere dalla società. Però non potrebbe esercitare il magistero del suo pensiero se ciò che combatte alla fine si disgregasse. Ed è a questo che serve essenzialmente l’elemento ludico: Joker non può che essere questo, è alterno, scostante, imprevedibile.
Se fosse un soggetto centrato, metodico, costante, non sarebbe Joker. Se volessimo uscire dal contesto narrativo, e guardarci intorno nella realtà e nei tipi psicologici, sarebbe più un terrorista e non un nazista, ad esempio. Il terrore non è uno sterminio. Il terrorismo si nutre quasi esclusivamente di simboli, la Shoah quasi esclusivamente di numeri.
Sottomettere il nemico non è cancellarlo. Nella sottomissione ci sono elementi tipicamente jokeriani: l’ipotesi del rovesciamento dello status quo, la pochezza dei mezzi rispetto al proprio nemico, l’attacco simbolico nel territorio stesso del nemico per farne saltare l’architettura gerarchica. L’Olocausto invece è uno sterminio triste, ripetitivo, industriale. Impossibile classificare questo genere di male come possibile azione jokeriana. Sembra una differenza da poco: è un abisso.
In questo è un soggetto speculare al suo nemico, due figure mitiche, due forze opposte che non possono esistere l’una senza l’altra. Sono lo yin e lo yang, un’antitesi che genera narrazione, possibilità di racconto. Joker è un segno.
Nell’ipotesi di uno spettacolo che sia esso stesso la possibilità spettacolare di uno studio su Joker, la scelta è quella di utilizzare gli strumenti dell’archeologia per cercare l’essenziale. La struttura dello pièce condividerà molto della propria natura con l’attività dello scavo, della ricerca. Perché forse non appare a una visione di superficie, ma quel segno rosso che è la sua essenza, l’essenziale (il suo sorriso, sottolineato dal sangue del taglio sul viso, quella cicatrice umida e malsana) è la scelta estetica che sintetizza secoli di querelle e di dispute filosofiche, tomi sulla Teodicea e sulla possibilità dell’esistenza del male nonostante la presenza di Dio, discorsi sul bene e sul male che insistono come potenti forze generatrici sociali.
Dietro quel ghigno rosso sangue, potente e simbolico, risiedono le forze delle antiche feste di cambiamento stagionale, la notte orrorifica di Ognissanti (divenuta mondialmente riconosciuta come Halloween) e il Carnevale, la cristianità e il paganesimo, le antiche maschere del riso demoniaco (l’amante di Joker non si chiama casualmente Harley Quinn, che tanto ricorda Arlecchino) e i miti nordici della Caccia Selvaggia, alla base della nascita del riso, secondo le ricerche antropologiche.
Batman è qualcosa di più della Legge, è il sigillo della convivenza, è la possibilità del progetto e del futuro. Joker è il caos, la paura primordiale del disordine, è l’ombra della fine. Batman attua azioni che nessun uomo di legge potrebbe fare, lui fa il lavoro sporco: Joker è lo sporco. Batman ha una maschera, Joker è una maschera. Sembra niente, è un abisso.
E in molte scene è su quell’abisso che si combattono tenendosi stretti. È sempre molto in alto che Batman cerca di salvare invano o salva miracolosamente Joker, in quella che è una continua variazione sul mito da più di ottant’anni. L’elemento auto-biografico. Il titanismo è tipico di queste maschere così studiate, così ricercate, così stilizzate dall’opera degli autori. Sono rappresentazioni di qualcosa di troppo grande: Batman come la forza del bene, Joker come la minaccia all’essenza stessa di ciò che crediamo essere umano, Gotham come fosse la miniaturizzazione del mondo fisico e delle dinamiche sociali.
Non è un semplice racconto, è un universo: tutto si tiene.
Eppure all’interno di questa smisurata massa narrativa, l’unica forma di spettacolo e quindi di nostra partecipazione alla festa, è la possibilità dell’immersione di un attore in questa dimensione ciclopica.
Un elemento di estraneità in un contesto così rotondo e perfettamente plastico.
Bisogna trasformarsi in luce, una luce estranea, una capacità di illuminare la radici del mito di Batman e Joker attraverso la propria esperienza personale.

Ma per stare dentro questo quadro, per potersi muovere in questo ordito narrativo così potente, cercando di portare alla luce una propria interpretazione del mito in questione, occorre esserne all’altezza: se questo mito, come tutti i miti, parla di noi, allora parliamo davvero di noi, evitando come la peste gli escamotage auto-biografici, così in voga, e cercando piuttosto di usare lo strumento della confessione, per capire se la nostra vita potrebbe rappresentare un calco perfetto di quel racconto. Che cos’è Joker? E cos’è il male per me? È questo che dobbiamo chiederci, mentre raccontiamo come la figura di Joker sia perfetta per incarnarlo, e da quale notte dei tempi ci sia arrivata in dono la sua maschera demoniaca. E allora mentre queste figure colossali si combattono nel loro orizzonte degli eventi, e quasi non percepiscono la nostra presenza, non ci resta che una sola possibilità: fare luce, filtrare all’interno del quadro come se si fosse un raggio, per poter raccontare l’origine di questa figura, cercando di allestire un’archeologia spettacolare, portando in dono l’elemento autobiografico. Se penso a un esempio possibile, plastico, per riuscire a spiegare le funzioni e la struttura di questa idea di spettacolo, direi che occorrerebbe avere la stessa funzione della luce ne “La vocazione di San Matteo”, di Caravaggio: un corpo estraneo, alieno, che illumina con la propria direzione il composto di personaggi in quell’osteria. In fondo, a quel risultato finale, a quel compromesso tra il male e il ridere, a quel taglio rosso, come ci si è arrivati, se non partendo da esperienze personali? Come si è potuto sintetizzare in un solo personaggio, tutto questo? Insomma, che cos’è The Jokerman? Francesco M. Asselta 

Informazioni aggiuntive

NUOVA PRODUZIONE/DEBUTTO 14 GENNAIO 2022 TEATRO FONTANA, MILANO

 

CORO:        Contro il potere dello scontato, dell'idea dominante, il potere dell'abitudine, si accampi   

                     Il miracolo dell'imprevisto, dell'invenzione, dell'immaginazione e del gratuito.

Venga la forza della Poesia. E che sia pericolosa! Che spaventi! Perché il terrore, ciò che ci riporta a terra, ci ricordi che “solo immaginando l'impossibile sarà possibile trasformare l'inaccettabile”.

Βάτραχοι, 1418: “sono sceso quaggiù a cercare la poesia, perché il nostro paese possa salvarsi”

 

Prodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatri di Bari e Solares Fondazione delle Arti, lo spettacolo è il risultato finale di un progetto più ampio – in cantiere da ormai due anni e più volte rimandato a causa dell’emergenza sanitaria - che, nei mesi, ha visto coinvolte diverse realtà del territorio.

In scena un coro di cittadini ogni sera diversi affiancano il nucleo di artisti under 35, provando a rifondare l’antico legame esistente tra società e teatro. Ogni fase del lavoro ha vissuto momenti collettivi in cui sono state coinvolte diverse realtà attive sul piano sociale, culturale e dell’associazionismo. Oltre ai workshop cittadini e per la selezione degli artisti, è stata avviata una collaborazione con studenti e docenti dell'Università Statale di Milano e l'Università IULM a cui è stata affidata una nuova traduzione del testo; gli allievi dell'Accademia di Brera hanno affiancato lo scenografo nella costruzione delle scene ottenendo crediti formativi come parte dell’attività didattica; gli studenti dell’IIS Galilei-Luxemburg hanno partecipato a una sessione di laboratori intorno ai temi dello spettacolo.

Una delle opere più celebri di Aristofane rivive dunque in un allestimento inedito, eterogeneo e condiviso che accompagna il pubblico in un divertente e visionario viaggio negli inferi.

In scena assistiamo alle rocambolesche peripezie del dio Dioniso e del suo servo Xantia, diretti verso l’Ade per riportare in vita un Poeta che salvi la città dal degrado culturale.

La struttura stessa dell'opera originale ha suggerito le modalità di lavoro: una drammaturgia on the road divisa in due parti molto diverse tra loro, così come potrebbero apparire diversi i due protagonisti. La loro continua relazione di scambio, mascheramento e svelamento, oltre che sintomatica del trasformismo politico denunciato da Aristofane, ci mostra invece come in fondo entrambi non siano che due aspetti della nostra umanità, in bilico tra afflato divino e greve animalità. Due facce di quello “specchio ustorio” che è la commedia, un elastico teso tra alto e basso, tra poetico e popolare.

In questo modo i temi principali (l'importanza della cultura e del suo valore sociale-politico, il pacifismo ante litteram, la responsabilità individuale e collettiva, l'interrogarsi sul futuro) possono essere trattati alternando l'identificazione più emotiva, capace di abolire distanze e conflitti, con la farsa più divertente, capace di deviare da percorsi già battuti.

Il viaggio del dio e del servo è prima disseminato di incontri singoli che tracciano il percorso, poi si estende a tutto il coro e, infine, all'altra metà del cerchio, il pubblico. Ed è in questo momento, quando varcano le soglie del mondo di qua, che avviene la cesura, che è anche un atto di responsabilità. Il coro dei cittadini invade la scena spezzando il procedere della trama e provando a farsi crepa, a sospendere quell'idea di storia come linea retta, progressione continua che non permette di immaginare altro che un futuro come ripetizione corrotta di un eterno presente.

 

 

 

 

Note di regia

Ho scelto come campo d'indagine una commedia che ha per oggetto lo statuto della tragedia ideale, partendo da quella che può essere definita già dal principio un'operazione metateatrale.

La scelta nasce dal desiderio di lavorare intorno all'identità speculare che lega il comico e il tragico, alla riscoperta di quel ruolo sociale che la poesia ha sempre avuto e sempre avrà. Il teatro, infatti, per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. La sfida è ricucire il dialogo interrotto.

Nelle tragedie e nelle commedie della Grecia classica in scena erano impegnati pochi attori e un coro formato da cittadini ateniesi, scelti attraverso laboratori. Allo stesso modo, per coinvolgere realmente la comunità, per mettere in contatto la “periferia” con ciò che “sta al centro”, ho tradotto quella pratica, immaginando uno spettacolo che impegni in scena attori professionisti e cittadini.

Nell'epoca dei grandi media virtuali, affrontiamo la materia sacra di persona. Nell'epoca del solipsismo sempre più disperato, ci uniamo in cerchio e ci facciamo comunità.

Pensare il coro, oggi, agirlo al centro della scena, oltre che poetica, è questione politica. È in gioco il legame di sangue tra società e teatro. Ri-fondare il coro e ri-fondare la polis. Perché il teatro, e la comunità, e il coro, in questo momento storico noi ce li dobbiamo letteralmente re-inventare.

Il teatro, come la politica, è una poesia che non si scrive da soli.

 

Marco Cacciola

Informazioni aggiuntive

Elsinor news

 

In tournée questo mese

  • lun

  • mar

  • mer

  • gio

  • ven

  • sab

  • dom

  • 1

  • 2

  • 3

  • 4

  • 5

  • 6

  • 7

  • 8

  • 9

  • 10

  • 11

  • 12

  • 13

  • 14

  • 15

  • 16

  • 17

  • 18

  • 19

  • 20

  • 21

  • 22

  • 23

  • 24

  • 25

  • 26

  • 27

  • 28

  • 29

  • 30

  • 31

  • Domenica, 1 MAGGIO 2022

<<

  • Lunedì, 2 MAGGIO 2022

<<

  • Martedì, 3 MAGGIO 2022

<<

  • Mercoledì, 4 MAGGIO 2022

<<

  • Giovedì, 5 MAGGIO 2022

<<

  • Venerdì, 6 MAGGIO 2022

<<

  • Sabato, 7 MAGGIO 2022

<<

  • Domenica, 8 MAGGIO 2022

<<

  • Lunedì, 9 MAGGIO 2022

<<

  • Martedì, 10 MAGGIO 2022

<<

  • Mercoledì, 11 MAGGIO 2022

<<

  • Giovedì, 12 MAGGIO 2022

<<

  • Venerdì, 13 MAGGIO 2022

<<

  • Sabato, 14 MAGGIO 2022

<<

  • Domenica, 15 MAGGIO 2022

<<

  • Lunedì, 16 MAGGIO 2022

<<

  • Martedì, 17 MAGGIO 2022

<<

  • Mercoledì, 18 MAGGIO 2022

<<

  • Giovedì, 19 MAGGIO 2022

<<

  • Venerdì, 20 MAGGIO 2022

<<

  • Sabato, 21 MAGGIO 2022

<<

  • Domenica, 22 MAGGIO 2022

<<

  • Lunedì, 23 MAGGIO 2022

<<

  • Martedì, 24 MAGGIO 2022

<<

  • Mercoledì, 25 MAGGIO 2022

<<

  • Giovedì, 26 MAGGIO 2022

<<

  • Venerdì, 27 MAGGIO 2022

<<

  • Sabato, 28 MAGGIO 2022

<<

  • Domenica, 29 MAGGIO 2022

<<

  • Lunedì, 30 MAGGIO 2022

<<

  • Martedì, 31 MAGGIO 2022

<<

In tournée a GIUGNO

  • lun

  • mar

  • mer

  • gio

  • ven

  • sab

  • dom

  • 1

  • 2

  • 3

  • 4

  • 5

  • 6

  • 7

  • 8

  • 9

  • 10

  • 11

  • 12

  • 13

  • 14

  • 15

  • 16

  • 17

  • 18

  • 19

  • 20

  • 21

  • 22

  • 23

  • 24

  • 25

  • 26

  • 27

  • 28

  • 29

  • 30

  • Mercoledì, 1 GIUGNO 2022

<<

  • Giovedì, 2 GIUGNO 2022

<<

  • Venerdì, 3 GIUGNO 2022

<<

  • Sabato, 4 GIUGNO 2022

<<

  • Domenica, 5 GIUGNO 2022

<<

  • Lunedì, 6 GIUGNO 2022

<<

  • Martedì, 7 GIUGNO 2022

<<

  • Mercoledì, 8 GIUGNO 2022

<<

  • Giovedì, 9 GIUGNO 2022

<<

  • Venerdì, 10 GIUGNO 2022

<<

  • Sabato, 11 GIUGNO 2022

<<

  • Domenica, 12 GIUGNO 2022

<<

  • Lunedì, 13 GIUGNO 2022

<<

  • Martedì, 14 GIUGNO 2022

<<

  • Mercoledì, 15 GIUGNO 2022

<<

  • Giovedì, 16 GIUGNO 2022

<<

  • Venerdì, 17 GIUGNO 2022

<<

  • Sabato, 18 GIUGNO 2022

<<

  • Domenica, 19 GIUGNO 2022

<<

  • Lunedì, 20 GIUGNO 2022

<<

  • Martedì, 21 GIUGNO 2022

<<

  • Mercoledì, 22 GIUGNO 2022

<<

  • Giovedì, 23 GIUGNO 2022

<<

  • Venerdì, 24 GIUGNO 2022

<<

  • Sabato, 25 GIUGNO 2022

<<

  • Domenica, 26 GIUGNO 2022

<<

  • Lunedì, 27 GIUGNO 2022

<<

  • Martedì, 28 GIUGNO 2022

<<

  • Mercoledì, 29 GIUGNO 2022

<<

  • Giovedì, 30 GIUGNO 2022

<<

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.