Io.sono.solo.amleto

Dedicato a due genitori>non-padri, due creatori, cosi diversi, di cui celebriamo l’anniversario ogni giorno e la cui memoria non decade ogni decade. Un “pezzo” di ognuno di loro e con noi ogni sera. Al Leone e al Corvo.

Come si fa a “uccidere un padre che è già morto”? Che di vendicarlo proprio non si ha voglia… Bisogna davvero “ereditarne il nome” e seguirne i passi sulla terra? O meglio risolversi a lasciarlo riposare sotto quella terra e seguire i propri passi, rischiando pure di sparire? Da queste e da altre domande ancora, l’interprete di Amleto parte per indagare i propri confini. E così, in questo non-luogo, misterioso e di passaggio, sono destinati a sprofondare alcuni personaggi dell’Amleto, ognuno portatore di un tema e di una rinnovata visione sulla vita e sulla morte, ognuno interpretato dallo stesso uomo, Solo. Il progetto parte dal testo shakespeariano per attraversare i dubbi che fondano il nostro tempo: dal rapporto tra padri e figli alla relazione tra leader e società, dalle dinamiche di potere, sia nella dimensione pubblica che in quella privata, alla ricerca di una giustizia che si specchia nella vendetta. Il mito di Amleto incarna perfettamente il travaglio della crisi di conoscenza contemporanea. Siamo noi a essere Amleto: sopraffatti dal Pensiero, impossibilitati all’Azione. La drammaturgia, la recitazione e la regia collaborano a esplorare zone di confine, tra attore e personaggio, palco e platea, realtà e finzione, prendendosi il rischio di provare a conquistare l’essere, lo stare. Una ricerca tra la prontezza e l’azione. Una riflessione sull’Identità. La Solitudine. L’Arte. Io sono. Solo. Amleto.
Marco Cacciola

Rassegna stampa
“Niente male davvero… Io sono. Solo. Amleto e un esempio felice di come si possa lavorare su un super classico, in questo caso sul Classico per eccellenza, senza rimanerne servi ma facendone una manipolazione ragionata.” (Elena Scolari, PAC)
“Sia lode al dubbio. Marco Cacciola trova una sua personalissima declinazione del principe di Danimarca, lo trasforma coraggiosamente… tutto e lecito purché si compia il rito teatrale. L’attore seduce la platea, salta con agilita dal lazzo all’immancabile monologo, prova del fuoco che supera abilmente, applicando un lavoro di sottrazione.” (Danilo Caravà, Milano Teatri)
“…L’originale shakespeariano si manifesta in trasparenza, quasi fosse un serbatoio mitico da cui gli autori attingono immagini e archetipi per costruire una drammaturgia che guarda al contemporaneo, cucendo insieme quadri e testi diversi… Cosi Cacciola si configura come “medium” che permette la manifestazione fisica e concreta dei personaggi sulla scena che, per poter dire qualcosa al pubblico, devono necessariamente passare attraverso la sua mediazione corporea.” (Alice Strazzi, Stratagemmi)
“II teatro dovrebbe essere pericoloso ed eccitante, continuo significato in movimento, abuso intrusivo nelle vite. Dovrebbe essere sbagliato, toglierci la vista per ricordarci che siamo vivi, essere non capito, fregarsene delle regole e chiamarle nulle. Dovrebbe scavare dei vuoti e creare dal nulla qualcosa di nuovo e lontano, insinuarsi tra le pieghe della realta e depositare li un segreto. A volte ci sono spettacoli che fanno tutto questo… Lo spettacolo preserva la lucidita spaventosa dei ragionamenti tematici del testo originale e aggiunge se stesso in dono… Cacciola con furia bestiale lentamente scolla queste certezze per rimodellarle. Il risultato scolpisce qualcosa di irripetibile, spaventoso e per questo necessario.” (Leonardo Strano, il Cittadino)

CREDITS

di e con Marco Cacciola
drammaturgia a cura di Marco Cacciola, Marco di Stefano
con testi originali di Marco Cacciola, Lorenzo Calza, Marco di Stefano, Letizia Russo
audio live e video Marco Mantovani
luci Fabio Bozzetta
assistente alla regia Carlotta Viscovo
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
si ringrazia Inbalìa, Residenza Idra, Manifattura K

TOUR ’22/’23

27_29 gennaio, Galleria Toledo, Napoli

MEDIA

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