• Current

Platonov è uno dei primi testi di Anton Cechov che anticipa, attraverso le vicende del suo protagonista e della società in “equilibrio precario” che lo circonda, i grandi temi dei suoi drammi della maturità. Lo spettacolo de Il Mulino di Amleto nasce dal desiderio di creare un corto-circuito tra le parole di Cechov e la ricerca di un rapporto intimo tra attori e spettatori che racconti la fragilità della vita umana.

Informazioni aggiuntive

"In scena ci siamo, manco a dirlo, noi con le nostre nevrosi, dipendenze o manie. Perché davanti agli scaffali del supermercato ci riveliamo neppure fossimo sulla poltrona dello psicanalista."

Vincenzo Sardelli, klpteatro.it

Informazioni aggiuntive

TOUR 2019/2020

10 dicembre| Teatro La Vittoria, Ostra (An)
12-21 dicembre| Teatro Piccolo Eliseo, Roma (Rm)
10 gennaio | Golden Hall, Vittoria (Rg)
11-12 gennaio| Teatro Comunale Sollima, Marsala (Tp)
14 gennaio| Canto del Marrobbio, Mazara del Vallo (Tp)
24 gennaio| Teatro Comunale Domenico Modugno, Aradeo (Le)



Informazioni aggiuntive

Βάτραχοι, 1418: “sono sceso quaggiù a cercare la poesia, perché il nostro paese possa salvarsi”

 Messa in scena per la prima volta nel 405 a.C., Le Rane è una commedia on the road, il racconto di un viaggio alla ricerca della poesia. Il dio Dioniso e il suo servo Xantia scendono nell’Ade per riportare in vita Euripide, nella speranza di risollevare le sorti della tragedia, ormai in declino. Tra incomprensioni ed equivoci, mascheramenti e svelamenti, riporteranno invece dall'aldilà un altro grande tragico, Eschilo. Attraverso il meccanismo di una gara di poesia, per decretare chi sia in grado di salvare la cultura ateniese e la città, Aristofane racconta l’incapacità della classe dirigente, la realtà di una polis sull’orlo del collasso, la tragedia di un mondo che ha bisogno di Poesia.

Un nutrito gruppo di lavoro, che comprende attori professionisti e non, avrà l'obiettivo di creare un evento gioioso e partecipato, nel tentativo di rifondare quell’antico anfiteatro in cui pubblico e attori potevano guardarsi negli occhi e condividere un’esperienza comune. Così il viaggio dei protagonisti si estenderà a tutto il coro e da lì all’altra metà del cerchio - il pubblico - perché si perda il confine tra testimoni e protagonisti.

Dioniso e Xantia saranno i due lati di quello specchio deformante che è la commedia, i due aspetti della nostra umanità in bilico tra afflato divino e greve animalità. Un elastico teso tra alto e basso, aulico e popolare, che accompagnerà coro e pubblico in un coinvolgimento “dionisiaco”.

In un'epoca di profonda incertezza politica e culturale, di grandi realtà virtuali in cui siamo immersi, il teatro può ancora essere un aiuto a fare comunità. Ed è possibile esprimere il mondo d'oggi per mezzo del teatro, solo a patto che lo si descriva come un mondo che può essere cambiato.

Allora agire il coro, oggi, al centro della scena, diventa questione politica, per ristabilire l’antico legame di sangue tra la società e la sua rappresentazione. Perché il teatro, come la politica, è una poesia che non si scrive da soli. È una storia che si fa con gli altri.

Informazioni aggiuntive

TOUR 2019/2020

7-8 ottobre| PARC, Firenze (Fi)
24-26 ottobre| Carrozzerie Not, Roma (Rm)
3 novembre|Teatro Magnolfi, Prato (Po)

Informazioni aggiuntive

TOUR 2019/2020 

27 settembre| I Giardini di Ararat, Viterbo (Vt)
29 novembre| Teatro Testori, Forlì (Fc)

Informazioni aggiuntive

 

 

Informazioni aggiuntive

Informazioni aggiuntive

Un muro è un’arma potente. È uno degli oggetti peggiori con cui puoi colpire qualcuno

Banksy.

In occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Leonardo Da Vinci, Elsinor Centro di Produzione Teatrale ha realizzato per la Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato un racconto scenico attorno ad una delle più sfuggenti e complesse personalità della storia rinascimentale. 

Con un cast composto da 5 attori di Elsinor - Stefano Braschi, Giuditta Mingucci, Stefania Medri, Donato Paternoster e Gianni D’addario - e 8 attori del corso di perfezionamento del Teatro di Roma, il regista Michele Sinisi crea uno spettacolo composto da dodici quadri +1: dodici racconti legati ciascuno ad un aspetto storico, artistico o più semplicemente aneddotico riguardante il celebre Cenacolo leonardiano.

Il +1 in eccesso, ovviamente, è collegato alla figura del Cristo, che esce dal calcolo: un po’ come Leonardo esce dalla dimensione strettamente “artistica” per entrare in quella della leggenda.

Il regista ripercorre così 12 stazioni di un percorso attraverso le epoche lungo 500 anni: una via crucis compiuta attorno al dipinto più importante della storia dell’arte, vittima delle più grandi e documentate violenze che siano mai state perpetrate su un’opera.

Dalla prima cena dei frati in refettorio di fronte all’affresco appena ultimato, all’arrivo delle truppe napoleoniche che usano le facce degli apostoli come bersagli per ammazzare il tempo, per poi passare ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ai successivi restauri, lo spettacolo ricrea un viaggio nella storia, facendo rivivere personaggi sia reali che immaginari. Sullo sfondo, protagonista assoluto, c’è il Cenacolo, dipinto su una parete non come un affresco ma come una pittura su tavola, impreparato quindi a far fronte alla rovina del tempo. Che fosse sua intenzione o no, Leonardo ha lavorato all’ultima cena a quattro mani con umidità, bombe e, non ultima, ignoranza umana. Per questo sulla scena compariranno anche quelle forze coautrici dell’opera come la vediamo oggi: pioggia, vento, frane, esplosioni, sfregi. Ma anche sacchi di sabbia e materassi, preziose forze conservative che hanno salvato l’opera, proteggendola dal deterioramento. D’altronde, il mondo di Leonardo – e la sua pittura - è inscindibile dalle energie che muovono la terra. Studioso della meccanica del corpo e delle macchine, della circolazione dei fluidi e dei fenomeni atmosferici, l’artista ha scelto di legare tutta la sua opera alla natura dandole un fremito vitale e, forse, anche una scadenza temporale. Come tutto ciò che appartiene alla sfera dell’umano.

L’ultima stazione di questo viaggio è dedicata infatti alla quotidiana umanità di una figura diventata leggendaria.

Ed è proprio questo suo essere umano, troppo umano a rendere la produzione artistica di Leonardo immensa.

NOTE DI REGIA

Perché́ lavorare su Leonardo oggi?


Oggi più̀ che mai ci troviamo a vivere il contrasto fra la carne e la sua rappresentazione, reale e virtuale, vita e forma. Leonardo, a cominciare dall’opera del Cenacolo - una commissione come la quasi totalità dei suoi lavori - abbatte l’ansia da prestazione, di corrispondenza ad una forma. La

composizione dell’affresco è un insieme di segni che destrutturano l’idea iconica dell’epoca della stessa Ultima Cena di Cristo. Le finestre ad esempio trasmettono luce su un piano umano e naturale: i suoi raggi hanno un aspetto concreto, bagnano i corpi e il nostro sguardo, facendosi però anche spirito e trasmettendo una sorta di maieutica dell’essenza umana. La luce - che fino a quel momento avremmo trovato nelle aureole poste sul capo dei santi - qui arriva dalle finestre, le quali rivelano non un paesaggio palestinese ma, con molta probabilità̀, quello che Leonardo scorgeva contemporaneamente dalla finestra della sua stanza lombarda in cui soggiornava per questo lavoro. Potremmo dilungarci all’infinito sull’elenco di dettagli che segnano la frantumazione e la destrutturazione in quel presente specifico all’opera, di qualsiasi volontà di ingabbiare la vita a partire già dalla sua “rappresentazione”. L’arte è un’occasione per condurre lo sguardo di tutti noi oltre il confine della consapevolezza, della paura, per aderire e portare addosso il brivido del coraggio di stare con gli altri, percorrendo le strade che intravediamo. Cristo in quella tavolata condivide un rito quotidiano ed essenziale con tutti noi attraverso i suoi discepoli, tra i quali si trova anche il suo traditore, come a voler favorire il progetto del suo sacrificio, del suo martirio. L’arte per mezzo dell’artista, essere umano anch’egli (sempre meglio ricordarselo), rispecchia questa disponibilità allo slancio della conoscenza, alla curiosità di sapere chi siamo. E quella tavolata, nella forma e nel contenuto, ci racconta che la vita, anche lì dove decidessimo di “credere” di poterla ingabbiare - in una forma prestabilita e concordata a tavolino - sarebbe sempre pronta a sorprenderci sul piano della nostra ignoranza. Saremo sempre vittime di un agguato emotivo, la cui portata rivoluzionaria è di una dirompenza tale che frantuma la stratificazione di veli posta davanti ai nostri occhi. La funzione artistica de Cenacolo sta quindi nella spiritualità della natura evocata, non definibile logicamente. Le forze contrapposte in natura sono la benzina della vita. Ogni disturbo, ogni spostamento di certezze, ogni segno, odore, peso generato nella nostra identità culturale percorre verticalmente il contatto con la nostra carne, è rivelatore del piacere - mai comodo - della conoscenza. Intorno a quella tavola si svolge un’ultima cena che aprirà ad un percorso umano di due millenni e più e Leonardo trasmuta quella rivoluzione umana su un piano segnico e compositivo che dà dinamicità infinita alla sua lettura. Non c’è un significato in quel quadro, c’è un’esperienza umana totale.

La porta aperta dai frati, per comodità, nel refettorio ai piedi dell’affresco - al centro e all’altezza della raffigurazione del Cristo - amplifica ulteriormente l’essenza umana della nostra vita e di quanto la sua imprevedibilità si faccia beffe della nostra illusione di ingabbiarla in una forma limitata ed eterna. Michele Sinisi

Informazioni aggiuntive

  • dal 17 al 24 Luglio 2019

IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI DA PARTE DEI TURCHI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE, NELLE PAROLE DI ANTONIA ARSLAN

Informazioni aggiuntive

DEBUTTO NAZIONALE 15 DICEMBRE 2015

Teatro Fontana, Milano

 PREMIO ANCT 2016 / SPETTACOLO FINALISTA PREMIO HYSTRIO TWISTER 2016

Informazioni aggiuntive

DEBUTTO NAZIONALE 10 GIUGNO 2017

Teatro Fontana, Milano

Informazioni aggiuntive

DEBUTTO NAZIONALE 5 giugno 2018 –Milano-Teatro Fontana 

Informazioni aggiuntive

DEBUTTO NAZIONALE 10 GIUGNO 2016

Teatro Fontana, Milano

Informazioni aggiuntive

DEBUTTO NAZIONALE 15 NOVEMBRE 2016

Teatro Fontana, Milano

Informazioni aggiuntive

DEBUTTO NAZIONALE 6 AGOSTO 2016 – CIMITERO MILITARE GERMANICO DEL PASSO DELLA FUTA – FIRENZUOLA (FI)

Informazioni aggiuntive

Le intellettuali (titolo originale Les femmes savantes) furono date per la prima volta a Parigi, al Palais Royal, l'11 marzo 1672. La scena si svolge in una “casa”, quella del ricco borghese Crisalo.

Informazioni aggiuntive

Il nuovo spettacolo di Gennaro Cannavacciuolo

 

 

 

Informazioni aggiuntive

Scritta nel 1919, L'uomo,la bestia e la virtù, derivante dalla novella Richiamo all'obbligoè una commedia molto particolare all'interno dell'opera teatrale pirandelliana.

Informazioni aggiuntive

Il piacere dell’onestà (1917) trae ispirazione, come spesso accade nelle opere teatrali di Pirandello,  da una sua novella, in questo caso Tirocinio (1905). È un testo fondamentale nella storia della sua drammaturgia; vi troviamo infatti la prima espressione compiuta di quella serie di “uomini soli” che attraversano i punti più alti della sua creatività, e dall’altro ritroviamo uno dei miti centrali dell’ideologia pirandelliana, quello della maternità.

Informazioni aggiuntive

Il primo titolo che l’autore aveva scelto per Memorie del sottosuolo era Confessione.

Ed effettivamente si tratta di una vera e propria confessione. E nella confessione dell’uomo del sottosuolo colpisce innanzitutto l’estrema e acuta dialogizzazione interiore: in essa non vi è letteralmente una sola parola monologicamente ferma, non disgregata. Sin dalla prima fase il discorso del personaggio comincia a contorcersi, a spezzarsi sotto l’influenza dell’anticipata parola altrui, con la quale l’autore fin dal primo momento entra in una tesissima polemica interna.

Informazioni aggiuntive

È la storia mai raccontata di due personaggi minori dell’Amleto, ai quali Tom Stoppard concede una seconda vita. Una possibilità di riscatto senza speranza, però, perché il loro destino è già stato scritto 500 anni fa da Shakespeare e possono solo recitarlo di nuovo, anche se, questa volta, da protagonisti. 

Informazioni aggiuntive

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.