IL MISANTROPO

di Molière
traduzione di Cesare Garboli
regia e adattamento di Monica Conti

con Roberto Trifirò, Stefano Braschi, Monica Conti, Flaminia Cuzzoli, Giuditta Mingucci, Stefania Medri, Nicola Stravalaci, Antonio Giuseppe Peligra

scene Andrea Anselmini
costumi Roberta Vacchetta
light designer Cesare Agoni

assistente alla regia Carlotta Viscovo e Iacopo Angelini
assistente volontario Alice Bonvini
assistente alle scene Martina Napolitano

luci e suoni Rossano Siragusano
Foto Sonia Santagostino @onstagestudio

Produzione Elsinor Centro di produzione teatrale

Il Misantropo è opera in cinque atti di Molière, rappresentata per la prima volta nel 1666 e come tutti i grandi classici ripresi a distanza dal debutto, ha visto proposte interpretative variegate, spesso opposte tra loro.
La versione proposta da Elsinor rappresenta il quarto incontro di Monica Conti con Molière, dopo Medico per forza nel 2002 con Gianrico Tedeschi e la traduzione apposita di Cesare Garboli, dopo Dispetto d'amore nel 2004 e Le Intellettuali nel 2015 prodotto da Elsinor.
Il Misantropo è dunque l'evoluzione di un progetto sulle grandi drammaturgie, che ha visto la luce con L'Uomo, la bestia e la virtù di Pirandello nel 2014, a cui ha fatto seguito Le Intellettuali nel 2015. Un progetto che nasce dalla necessità di presentare sulla scena i classici “riscritti” soprattutto attraverso un lavoro attoriale che renda la parola “corpo”.
In questo senso Il Misantropo è il proseguimento di un lavoro che non si basa sui fasti della messinscena, ma si concentra principalmente sul lavoro dell'attore in relazione ai temi del testo in esame. Temi che in Molière, si possono ricondurre principalmente ad una disperata - e allo stesso tempo comica, perché irraggiungibile - aspirazione all'armonia.
Ne è un esempio il precedente lavoro su Le Intellettuali dove i personaggi sono considerati o rozzi o letterati, senza raggiungere mai un equilibrio tra le esigenze dello spirito e quelle del corpo.
Ne Il Misantropo invece o si decide di accettare il Teatrino del Mondo, accogliendone le ipocrisie e le stupidità ma anche le calde relazioni umane; o si è fuori dai giochi, confinati a solitudine e autoemarginazione, in una ridicola e nevrotica rincorsa alla purezza. Per questo motivo Alceste non è un eroe tragico o romantico, ma tragicomico perché infelice, disorientato e violento. È uno spettatore passivo della vita, talmente scontento da rimanere immobilizzato a causa del suo avvilimento.

Assi portanti della ricerca registica e del lavoro attoriale sono l’indagine sugli stati d'animo -non in chiave psicologica ma tipologica -, le relazioni, le situazioni , i sotto-testi e la musica.
Già in Le Intellettuali musicalità e ritmo nei dialoghi hanno costituito materia di d’indagine. Nel Misantropo prosegue questo lavoro, teso a dare rilievo al ritmo e al suono non come forme estetiche, ma come forme di espressione dell'inconscio.

MENU