Spettacoli prosa stagione 10/11

San Paolo.
Traduzione della Prima Lettera ai Corinzi

di Giovanni Testori
con Andrea Soffiantini
regia Franco Palmieri

Questo allestimento della Traduzione della Prima Lettera ai Corinzi di Giovanni Testori si colloca all'interno delle celebrazioni dedicate all'«inesorabile testimone» di Tarso, per il quale Benedetto XVI ha indetto uno speciale anno giubilare.
Il 2008 segna, infatti, i duemila anni dalla nascita di Paolo collocata dagli storici tra il 7 e il 10 d.C. 
E' l'assoluta immedesimazione con Paolo l'oggetto dell'inesausta ricerca che Testori intraprende per tanti anni e che solo negli ultimi giorni della sua vita, ormai al termine della sua malattia, trova il proprio compimento espressivo nella forma della sua personale Traduzione. «Avevo bisogno di trovare un correlativo di scrittura, una struttura che reggesse rispetto alla scultorea potenza dell'originale». Traduttore di Paolo, ma anche, e soprattutto, violento indagatore di se stesso, Testori ha intrapreso quest'opera con l'animo del poeta, non dell'esegeta. Contrapponendosi alle innumerevoli traduzioni della Lettera di san Paolo che lo hanno preceduto nei secoli, rifiutando ogni forma di commento, di interpretazione e di spiegazione del testo, l'autore ha voluto e ha saputo restituire alla Lettera piena autonomia e carattere originalissimo, permeandola al contempo del suo personale dramma di cristiano. Queste sono pagine di affidamento che nascono dal quotidiano lavoro di scrivano nel suo letto d'ospedale, attraverso il quale fiorisce quest'opera di poesia e carità, che è la sua consegna "all'inesorabilità di Cristo". «Quando l'anno scorso – dichiara Testori – mi hanno detto che dovevo ricoverarmi, ho portato con me i testi e i vocabolari. All'inizio doveva essere una cosa breve. Il giorno prima dell'operazione ho scritto l'avvio, di getto, in modo spontaneo e ho capito che c'ero, che ero arrivato a risolvere il nodo fondamentale della questione». Consegnata nel 1993, la Traduzione della Lettera è lì, per tutti noi. E da allora è un testamento, un tramite, un contatto, un legame, un affetto, una sfida, un atto d'amore che si impone con caritatevole violenza e, con ferma dolcezza, rende incrollabile la speranza. Già in precedenti adattamenti teatrali, le parole della Traduzione hanno preso corpo e voce tra i luoghi della gente, tra i depositi dei centri commerciali, sulle spiagge, nelle chiese, negli scali merci delle stazioni ferroviarie, nei teatri, tra gli alloggi degli ospiti di San Patrignano, nelle mostre di arte contemporanea e nelle discoteche. Ora, il nostro impegno è quello di offrire al pubblico queste parole perché l'immensa e granitica carità di san Paolo continui a franare su di noi e le sue lettere si confermino oggi pietre per costruire.

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