|
Spettacoli prosa stagione 10/11
Don Camillo e Peppone sono me
Il grande fiume e il mondo piccolo
Rivivono gli indimenticabili don Camillo e Peppone e altri personaggi, gli oggetti parlano, il fiume scorre, la scena è la pagina bianca sulla quale Stefano Braschi veste i panni dell’autore e ricrea brani di vita della bassa, vicende sagge e ben piantate per terra, tra la via Emilia e il Po. Le scene disegnate da Emanuela Pischedda e gli ambienti sonori di Franco Visioli sono il teatro e lo spazio vitale di quel Mondo Piccolo che “non è qui però: non è in nessun posto fisso: il paese di Mondo piccolo è un puntino nero che si muove in su e in giù lungo il fiume per quella fettaccia di terra che sta tra il Po e l'Appennino ma il clima è questo. Il paesaggio è questo: e, in un paese come questo, basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al granturco e alla canapa. E subito nasce una storia.” Nascono storie che sono spettacolo, sempre. Peppone e Don Camillo sono me è un poetico omaggio, a cento anni dalla nascita, alla sorprendente creatività artistica e alla vastissima produzione letteraria di uno degli autori tra i più significativi e prolifici del nostro novecento: Giovannino Guareschi, nato a Fontanelle di Roccabianca, in provincia di Parma, il 1° maggio 1908. E proprio con alcune sue lucenti parole si apre il sipario di questa produzione di Elsinor /teatro stabile di innovazione in collaborazione con “ Arrivano dal Mare!”: “Il mio cappotto ha una piccola toppa proprio in corrispondenza del cuore. Ed è ben cucita, e di panno spesso, ma dal forellino che essa copre entra un sottile soffio d'aria gelida anche quando non c'è vento e il sole è tiepido. E il cuore duole, trafitto da quello spillone di ghiaccio.” Il cuore per Guareschi coincide con la sua penna e con la sua originalissima scrittura capaci, entrambe, di scorgere e di fissare gli infiniti tratti di una piccola-grande umanità che vive tra la bassa e l’argine del fiume, vicina e legata a quell’acqua che “la gente stava lì a guardare trattenendo il fiato, e si udiva soltanto lo scrosciare dell'acqua, ma pareva una musica.” La presenza del grande fiume, che silenzioso attraversa la pianura, è costante nell’opera di Giovannino e scandisce anche il tempo dello spettacolo, con il suo carico di storie, di poesia, di umanità e di mistero. Il fiume è un personaggio, è il perimetro e l’orizzonte delle storie, è un amico di ogni vita e “scorreva placido e lento, lì a due passi, sotto l'argine, ed era anch'esso una poesia: una poesia cominciata quando era cominciato il mondo e che ancora continuava.” La realtà e la poesia si intrecciano senza sosta in tutte le trame del Mondo Piccolo e si rinsaldano sul palcoscenico in questo spettacolo che ricrea, in un clima di magica e immediata popolarità, scene umili e poetiche nate dalla una saggia e infantile logica contadina capace di nominare le cose e di gustarne il valore: “non si può fare un paragone tra un fiume e una strada perché le strade appartengono alla storia e i fiumi alla geografia.”
|