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Spettacoli Prosa 10/11
FUOCO LUCE ANGELI - LA COMMEDIA DI DANTE
con Stefano Braschi, Giuditta Mingucci, Andrea Soffiantini scene e luci Sergio Cangini, Alberto Bartolini videoinstallazioni Iacopo Tiscar, Francesca Pedrotti si ringraziano Valeria Capelli e Riccardo Pratesi assistente alla regia Giuditta Mingucci drammaturgia e regia Franco Palmieri
La tradizione di letture pubbliche della Commedia è antica quasi quanto il poema: già nel 1373 Giovanni Boccaccio viene incaricato di leggere pubblicamente i primi diciassette canti dell’Inferno. Più di recente, sono celebri le letture di Vittorio Gassman, di Vittorio Sermonti e di Roberto Benigni. Ma Fuoco Luce Angeli non è una lettura. È semplicemente il tentativo di mettere alla prova del teatro il materiale dantesco, cercandone la vitalità. Il teatro viene messo alla prova da Dante e il risultato è comunque la conferma che la forza della Commedia ha la stessa natura di quella che si trova in Shakespeare. Gli eroi danteschi diventano qui mattatori del palcoscenico: un palco nudo, dove ogni personaggio assume valore simbolico e poetico. Nella Commedia Ulisse parla con Dante; qui, l’eroe si rivolge al pubblico, che diventa spettatore non di virtuosismi letterari o interpretativi ma delle vicende umane e dei personaggi che si raccontano. Lo spettacolo propone anche passaggi dentro ‘stanze tematiche’ tratte dalla visione dantesca: voli, animali, paesaggi terrestri e celesti, appelli al lettore...
Se tu se’ or, lettore, a creder lento ciò ch’io dirò, non sarà maraviglia, ché io che ‘l vidi, a pena il mi consento.
Note di regia
Quante il villan ch’al poggio si riposa, nel tempo che colui che ‘l mondo schiara la faccia sua a noi tien meno ascosa, come la mosca cede a la zanzara, vede lucciole giù per la vallea, forse colà dov’è vendemmia ed ara; di tante fiamme tutta risplendea l’ottava bolgia.
Materia prima della Commedia è la vita. E Dante ci fa vedere il mondo così com’è. Da questa elementare scoperta prende il via lo spettacolo Fuoco luce angeli, un allestimento che privilegia l’aspetto visionario e la forza evocativa della poesia dantesca. Nel canto XXVI dell’Inferno, reso famoso dalla folle impresa di Ulisse, improvvisamente scende la sera. Dante guarda la sera, la mosca, sente il ronzio della zanzara, e noi vediamo quello che sta guardando. Per lui ogni particolare è importante, porta senso, significato, peso. Il poeta descrive e mostra la realtà attraverso infiniti dettagli e ci conduce a riscoprirla. Gli attori recitano le parole della Commedia: un canto di pura bellezza, in versi che sono musica assoluta. In tutte le scene, costruite con densa essenzialità, irrompono, inattesi e familiari, eroi e protagonisti della storia, della cronaca e della mitologia. I personaggi danteschi agiscono come su un palcoscenico e rappresentano le loro vite. Dante descrive e racconta fatti, aneddoti ed esempi popolari, accessibili a tutti. Molti suoi brani sono oramai forme proverbiali di uso comune, le cui visioni sono negli occhi e nella memoria di noi tutti. L’occhio attento del poeta utilizza le parole come una macchina da presa e ci restituisce tutto quello che vede. È così che noi vediamo la sera, i passi, i diavoli dell’Inferno, il fuoco, la luce e gli angeli.
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