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artù e merlino
con Stefano Braschi e Andrea Soffiantini
regia di Carlo Rossi
Età consigliata 6/10 anni
Ambientata ai nostri giorni la storia del mago e del suo re (o viceversa) e situata per la precisione in una casa di riposo dove Merlino trascorre la sua vecchiaia, la storia epica del regno di Camelot non perde per questo il suo fascino che è quello delle antiche imprese leggendarie, del coraggio necessario per raccogliere la sfida della vita e della forza d’animo che occorre per affrontare il nemico dove meno te lo aspetti.
Artù, uomo pieno di impegni e gravose responsabilità, recatosi a trovare l’antico maestro, colui che in definitiva lo ha creato sovrano, si trova davanti un povero vecchio che sembra aver smarrito l’acutezza di un tempo. Sembra, ma sembrare non è essere, come direbbe Merlino. Il vecchio mago nonostante le tristi apparenze, anzi proprio in virtù di quelle, non ha finito di insegnare al suo allievo e così, grazie ad un ragazzo scelto tra il pubblico, il re sarà costretto a ripercorrere ironicamente la sua storia e la sua giovinezza per comprendere più profondamente il suo vero destino e il senso del suo lavoro.
E’ una storia per ragazzi che riguarda tutti noi, che riguarda la nostra attualità, il nostro mondo che reputa inutile la vecchiaia e dove a volte sembra che nessuno abbia il diritto o la possibilità di insegnare ancora qualcosa. Sembra ma, come direbbe Merlino, sembrare non è essere.
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GAZZETTA DI PARMA 15 MARZO 2012
INTELLIGENTE SPETTACOLO PRESENTATO AL TEATRO AL PARCO PER LE SCUOLE
INUTILE LA VECCHIAIA? CHIEDETE A MAGO MERLINO
A volte gli ambienti condizionano il comportamento. In una casa di riposo per esempio: si diventa facilmente impaziente, si usano toni condiscendenti, di finto ascolto, con le persone anziane ricoverate, si trovano tante cose che non vanno, come la televisione sempre accesa, inutili voci di sottofondo, o il personale irreperibile. E anche Re Artù- proprio lui, quello della tavola rotonda!- sembra lasciarsi suggestionare da tale situazione quando va a trovare, ansioso, agitato, il suo grande, mitico, Maestro: Mago Merlino.
Dunque uno spettacolo triste questo “Artù e Merlino”, produzione Elsinor, presentato al Teatro al Parco per le scuole (stamattina ultima recita) ?
Niente affatto! In questa perfetta regia di Carlo Rossi, bravissimi i due protagonisti Stefano Braschi e Andrea Soffiantini, si ride molto e con meccanismi comici molto differenti, una continua varietà di trovate, ma la meraviglia è che, in tutto questo veloce gioco di situazioni, un divertimento scoppiettante, si lascia intuire comunque un dolente sottofondo di malinconia, il tempo che scorre, la voglia di ricominciare…Al termine, con la vestizione e la nomina a cavaliere di un ragazzo del pubblico, i grigi pannelli di quel luogo anonimo ruotati a mostrare dorate imprese, Artù ritroverà il suo ruolo di sovrano, il vasto mantello rosso e la corona.
Una fuga dalla realtà? Una dimensione onirica per allontanarsi da quella condizione di inquieta infelicità, con Merlino chiuso in quel mondo opaco, e Artù – il sovrano!- che si trova ad obbedire a qualcuno che gli dà ordini al cellulare?
Non c’è un’unica risposta, ma piuttosto un altissimo, intelligente grado di effervescente teatralità, come sempre negli spettacolo di Carlo Rossi (meno noto di quanto indubbiamente meriti), capace di mescolare densità emozionale e spumeggianti clownerie, vasti turbamenti e arguti scherzi.
Indimenticabile per esempio il suo “Don Chisciotte”: ma anche qui – con Artù e Merlino”- se ne riconosce la preziosa la preziosa cifra stilistica, intrecciate allegria e disperazione, scherzi e battute amare. E Merlino dimostra una libertà speciale sia nel muoversi che nel pensare, capace di ricordare quanto è stato e guardare oltre. E Artù infine capisce -lasciando molteplici tracce di profondità e freschezza insieme nel suo discorso ai cavalieri, sul peso del passato da portare sulle spalle e la paura, che arriva naturalmente: “eppure possiamo camminare leggeri e sicuri…”. Bellissimo!
Valeria Ottolenghi
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